(Eric Clapton, John Lennon, Mitch Mitchell and Keith Richards. foto di Ethan Russell, 1969)
Il termine “rock” ovvero quella impostazione musicale che è la continuazione e l’evoluzione del rock’n'roll degli anni Cinquanta e viene generalmente riferito alla musica di grande diffusione, fortemente ritmata, di tempo veloce, con impiego significativo delle percussioni e dei toni bassi, di ascendenza nera (più o meno remota e riconosciuta), veicolata dai media. Il rock può essere considerato come un capitolo della storia della musica leggera del Novecento o, come forse preferiscono gli addetti ai lavori, della popular music. Esso presenta spiccate le caratteristiche di una musica di generazione che si apprezza meglio nellíadolescenza.
In realtà è la musica di tanti giovani ed ex giovani (secondo líanagrafe) che non hanno mai deposto un determinato stile di vita, del quale le semplici abitudini d’ascolto sono solo un aspetto. Il rock infatti significa pure vestirlo, suonarlo, condividerlo: insomma, ìrockî vuol dire contemporaneamente tante cose, connotando un complesso di pratiche significanti più o meno legate alla musica e da essa prodotte.
Rock and roll (o rock’n'roll) era in origine la designazione applicata al rhytm and blues (o rhytm’n'blues) nei casi in cui, a partire dagli anni Cinquanta, tale genere musicale non era proposto al suo pubblico abituale (cioè la popolazione nera statunitense) bensì a un pubblico misto, costituito da giovani, sia bianchi che di colore. Successivamente, attorno al 1952, alcuni musicisti neri (come Little Richard e Chuck Berry) cominciano a realizzare una musica sempre denominata rockíníroll e particolarmente indirizzata al pubblico giovanile. In quegli stessi anni alcuni musicisti bianchi (come Bill Haley ed Elvis Presley) si rivolgono al medesimo pubblico, combinando nei loro brani spunti tratti dal repertorio musicale nero del blues e del rhythmíníblues, con sonorità di un genere musicale tipicamente bianco come il country.
Il rock prese piede nel momento in cui la gioventù lo antepose al jazz nelle proprie preferenze e raggiunse il massimo della propria creatività alla fine degli anni Sessanta. Il 1963, infatti, fu l’anno della consacrazione dei Beatles (la più famosa rock band di tutti i tempi), ma fu anche líanno della definitiva sconfitta del jazz. Durante i dieci anni successivi il rock quasi soppresse il jazz, perchÈ nel nuovo genere i giovani ritrovavano molto (se non tutto) di quello che i più anziani avevano avuto dal jazz: un ritmo, un sound (riprendendo un termine usato dai jazzisti e dai loro critici) particolare, una vera e apparente spontaneità e vitalità ed un trasferimento diretto di emozioni umane nella musica. E ciò rappresenta un vero e proprio paradosso, se si riflette che entrambi derivano dalla musica dei nero-americani, anche considerando il grande merito storico guadagnato dalla musica jazz: fu infatti attraverso i musicisti e i cultori di jazz che il blues arrivò all’attenzione del grande pubblico, affrancandosi dai ghetti neri e dalle piantagioni del profondo Sud degli Stati Uniti.
Gli appassionati del blues e del jazz sono stati fra quelli che hanno dato un impulso decisivo alla musica rock, essendo fra i pochi fruitori musicali ad avere dimestichezza con il repertorio dei “race record” (diplomaticamente ribattezzato rhythm’n'blues nei tardi anni Quaranta), prodotto a lungo per uso esclusivo del mercato dei neri e di cui il rock and roll è diretto discendente. Non esisteva quindi una ostilità o incompatibilità genetica tra jazz e rock. Ciò che li distinse fu che il rock, a differenza del jazz, non fu mai, o cessÚ presto di essere, la musica di una minoranza. La sua portata fu collettiva e di massa e la sua base sociale di partenza, come artisti e come pubblico, era individuabile in parte fra la classe rurale, in parte fra i i giovani inurbati delle classi operaie (sia bianchi che neri), nelle regioni povere degli Stati meridionali e di confine degli Usa.
Insomma, il successo del rock si spiega perchè esso aveva per interlocutore un gruppo la cui identificazione si realizza esclusivamente sul terreno
generazionale, non su quello etnico. Memphis, nel Tennessee, fu il primo epicentro del rock, dove presero le mosse i vari Elvis Presley, Carl Perkins, Jerry Lee Lewis. A sua volta, Nashville, sempre nel Tennessee, fu la culla di quella musica distintiva dei bianchi poveri americani, detta hill-billy, o più simpaticamente country and western. Ad ogni buon conto, i fautori del rock avvertirono subito che il nuovo stile musicale tendeva a porsi in concorrenza col jazz e coi suoi sostenitori, fino a rischiare di intaccare e rimpiazzare i valori musicali e sociali di cui il jazz era portatore.
Sicchè, con rare eccezioni, le masse di giovani che rappresentavano la potenziale platea di adesione del jazz presero a godere di uníalternativa espressiva, capace di fare maggior presa sul pubblico. D’altronde, in quegli stessi anni il jazz subÏ una profonda trasformazione che allargò pesantemente il solco fra sÈ e il suo antico bacino di utenza.
Pagine tratte da: Enzo Cioffi, Cambia la musica nellíItalia che decolla. Società, giovani e sound dagli anni ’50 al ’68, prefazione di Francesco Barbagallo, copertina di Perino e Vele, Tullio Pironti Editore, Napoli 2010, pp. 382 (più 94 immagini inedite), Euro 20.
Il libro è disponibile in tutte le librerie d’Italia, facilmente alla feltrinelli ma anche presso la casa editrice Pironti; è disponibile anche su internet, basta andare su google e digitare il titolo.



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