E nacque la chitarra elettrica…

Il prototipo di chitarra elettrica vide la luce nel 1931, per opera
di George Beauchamp, Paul Barth e Adolf Rickenbacker (che successivamente fonderà l’omonima casa costruttrice di strumenti). Il loro progetto si chiamava A-22, una chitarra in alluminio col corpo piccolo e rotondo e il manico lungo e cavo. Sulla chitarra era montato un grosso pick-up magnetico, con calamite a forma di ferro di cavallo e una manopola per il controllo del volume. Molti ancora, comunque, erano i problemi nell’amplificare, uno strumento che restava essenzialmente acustico, come per esempio la cassa di risonanza, che procurava fastidiosi feedback.
Per ovviare a questo difetto, Leo Fender studiò un nuovo tipo di pick-up, meno ingombrante, da posizionare sotto le corde e, verso la fine degli anni Quaranta, il chitarrista Les Paul (che già nel 1945 aveva inventato l’echo delay, il multi-traccia ed altre tecniche di registrazione) iniziò a lavorare all’idea di una chitarra che, addirittura, fosse senza cassa acustica.

Questa sua ricerca per la Gibson, altra leggendaria ditta di strumenti musicali, lo portò al concepimento della prima chitarra solid-body (a corpo pieno): la famosa Gibson “Les Paul”, commercializzata nel 1952. Il suono della chitarra elettrica dipende in maniera rilevante anche dall’amplificatore, utilizzato sia (in via più generale) per quanto riguarda la tecnologia impiegata, sia per ciò che concerne i vari schemi elettronici utilizzati.
I primi amplificatori, comunque, impiegavano le valvole (non essendo stati ancora inventati i transistor) e proprio le caratteristiche elettriche delle valvole ed i loro limiti nella gestione del segnale hanno indotto lo sviluppo di una tecnica strumentale specifica della chitarra elettrica, nella quale si sfrutta con fini musicali la distorsione del suono, prodotta dall’amplificatore quando non riesce a mantenere la piena corrispondenza tra segnale in ingresso ed in uscita (linearità). Peraltro, il trattamento elettronico del suono della chitarra non si limita alla distorsione, ma include una vasta serie di effetti (talora impiegati anche su altri strumenti) che in vario modo modificano il suono ed ampliano la gamma espressiva dello strumento.
Oggi, l’uso di tecnologie digitali consente di impiegare la chitarra anche nell’ambito di un sistema “Midi”: lo strumento controlla l’altezza, l’intensità e la durata delle note, ma il suono concretamente emesso viene generato dai sintetizzatori e/o campionatori. 
(nella foto la Rickenbacker 325, chitarra a sei corde, celebre celebre per essere stata utilizzata da John Lennon per diversi anni insieme ai Beatles. Esistono diversi modelli differenti, ma quelli più celebri sono quello del 1958 e del 1964).

Pagine tratte da: Enzo Cioffi, Cambia la musica nell’It

alia che decolla. Società, giovani e sound dagli anni ’50 al ’68, pref

 

azione di Francesco Barbagallo, copertina di Perino e Vele, Tullio Pironti Editore, Napoli 2010, pp. 382 (più 94 immagini inedite), Euro 20.